Ultimo aggiornamento: 01.09.10 ore 19.35
 
 


Illàchime Quartet
Improvvisazioni elettro-acustiche e graffi post-punk: un fertile presente e nuovi possibili approdi
I’m normal, my heart still works (Fratto9 under the sky & Lizard – 2009)

Chi già li conosce dai tempi del loro validissimo omonimo disco d’esordio autoprodotto (anno 2004), sa che dietro la sigla Illàchime Quartet non si cela un quartetto rigidamente strutturato, ma il duo partenopeo Fabrizio Elvetico (piano, tastiere, basso, campionatore) e Gianluca Paladino (chitarre), adesso stabilmente affiancati dal violoncellista Pasquale Termini (e siamo ad un trio) e in realtà sempre ben disposti ad accogliere contributi esterni (di fatto la band può ormai essere considerata un vero e proprio collettivo aperto).
In “I’m normal, my heart still works” poi, gli ospiti sono davvero di gran lusso, dato che in scaletta troviamo niente meno che Mark Stewart (sì, proprio il Mark Stewart del Pop Group e dei Maffia) al microfono in “Discentro” insieme alla vocalist Rossella Cangini, Rhys Chatman alla tromba in due episodi, Graham Lewis dei Wire responsabile di liriche, voce e trattamenti digitali in “Ballrooms”, Salvatore Bonafede al pianoforte, Dario Sanfilippo a dare il proprio contributo elettronico nel pezzo di apertura, Carlo di Gennaro, Antonio Battista e Agostino Mennella ad alternarsi alla batteria.
Il risultato amplifica ed ispessisce le soluzione sonore del debutto - già brillantemente sospese tra classica contemporanea, free-jazz e post-rock - e nello stesso tempo le scarnifica, le spolpa, le sottopone a continue abrasioni. Stupisce in particolare l’attitudine degli Illàchime Quartet ad attingere da linguaggi musicali (almeno apparentemente) distanti tra loro, trovando inediti punti di intersezione tramite un vivido spirito improvvisativo, e così i pezzi di “I’m normal, my heart still works” sono delle creature ibride difficilmente etichettabili, penetranti nel nostro immaginario avant-rock eppure sguscianti ed imprevedibili, astrattamente sospese in un limbo atemporale eppure capaci di graffiare le ossa e tendere i nervi dell’ascoltatore.
Più nel dettaglio: “Terminal (source)” prosciuga un fondale morriconiano da qualsiasi slancio epico-melodico e lo mantiene illuminato tramite bagliori elettro-acustici; “Discentro” è una mordace canzone post-punk che ogni volta svela nuovi sorprendenti dettagli (ritmi drum’n’bass alimentati anche dal violoncello, la tromba nel finale a far collassare la voce di Mark Stewart…); il glaciale mantra dub-wave di “Ballrooms” potrà ricordarvi dei Talking Heads spiritati o dei Tuxedomoon febbricitanti, ma probabilmente il paragone più centrato sarebbe con i nostrani Militia; “Bottom sea engines” lascia scivolare note di pianoforte su un tappeto di bleeps e ronzii elettrici; l’ispido guscio electro-rock di “Flying home” racchiude singhiozzi jazz ed infine “Terminal (destination)” è una lunga suite che taglia partiture di musica da camera tramite scorticamenti impro, sibili ambient, frattaglie noise e palpitazioni glitch.
Questo il fertile presente, e data l’indole sperimentale del progetto è facile immaginare che ulteriori approdi e nuove derive attendano gli Illàchime Quartet nell’immediato futuro.

Guido Gambacorta

Link correlato: www.myspace.com/illachime


 
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