Un cantautorato dalla forma personale, dalle sfumature singolari, dai testi in italiano mai banali anzi tutt’altro, argomenti odierni di rapporti umani quotidiani e complessi di malinconie e paure affrontate con apparente semplicità, posati su suoni arrangiati con maniacale cura, il tutto rafforzato dallo stile di chi con il tempo ha saputo crearsi una chiara idea di cosa e come volerla esprimere.
33 ore progetto di Marcello Petruzzi, musicista con alle spalle anni di esperienza vedi caboto, o la collaborazione con Franklin Delano che porta lui a suonare negli Stati Uniti, in questo quando vieni cura oltre alla voce e ad i cori, le portanti e valide chitarre acustiche, il basso, tastiere e quant’altro, a far notare che in lui c’è un talento dal carattere polistrumentale, ben circondato in questo lavoro da ottimi strumentisti che arricchiscono quest’opera con sax e trombone vedi l’apertura di album con “Un nome” o nel più movimentato brano “Uno splendido pianeta”, o il wurlitzer sapientemente dosato in diversi brani, per non parlare delle orchestrazioni degli archi in “Gennaio “ o del minimale quando azzeccato glockenspiel in "Polvere”, ma la nota particolare va al cantato semplicemente efficace e mai stancante, ottima anche la cura per i cori.
11 brani che compongono un’opera dal suono acustico leggero ma allo stesso tempo sporcato da minimalismi noise ed influenze che svariano e spaziano nei generi più diversi per soluzioni minimamente sperimentali e valide, un progetto questo che fa ben sperare per un rinnovamento nel cantautorato Italiano in un fase di promettente fermento nell’ultimo periodo, con il desiderio che brani quali “l’ultima stella” possano avere, anche perchè no, ordinari passaggi radiofonici.
Alessandro Mastrocola
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