Con i singhiozzi stellati di “Into the magic night” il sound-designer americano Michael Cottone ci dischiude le porte del suo Regno Verde, popolato da field-recordings rugiadosi, rarefazioni ambientali, proiezioni minimal-techno, amenità folktroniche e strumenti vibranti sotto riverberi di luce al tramonto. Per quanto i brani siano un po’ calligrafici, la mano del compositore tende spesso a scomparire e così la totale immersione nel suono di “Twig and twine” risulta senza dubbio gratificante.
La fragilità tintinnante di “Crystal window”, il battito ritmico echeggiante sordo tra le pareti traslucide di “Maplecopter” e la melodia dai contorni sfaldati di “River bends park” sublimano il quieto respiro della natura, mentre un racconto d’autunno gravido di accadimenti (“Autumn eyes”) ed un racconto di primavera tutto cinguettii cristallini su nuvole vaporose (“The promise of spring”) scandiscono l’eterno ciclo delle stagioni.
Guido Gambacorta
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