Ad un anno di distanza da “The united colors of Trouble Books”. Mike Tolan, Linda Lejsovka e Keith Freund ci accolgono nuovamente nell’intimità del loro nido indietronico, tra sfrigolii digitali e scalpiccii semi-acustici (“Arms full of lemons”), dialoghi appena sussurrati (“Dusk accelerator”), loops giocattolosi (“Past the new parking deck”), girandole pop (“Tropical islands”), pigri stiracchiamenti (“Night indoors”), melodie Belle & Sebastian in sinusoidi electro (“From Colfax place”). Più introverso del suo predecessore, “Gathered stones” è un disco così poco sorprendente da risultare piacevolmente rassicurante.
Guido Gambacorta
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