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Con le orecchie ancora piene delle morbide melodie di Yankee Hotel Foxtrot, torna Jeff Tweedy e soci, nelle vesti di quella creatura dall'animo folk-rock che porta il nome di Wilco. Aveva fatto brillare gli occhi ...pardon, le orecchie.... a molti, il contenuto del disco precedente, sia a chi già da tempo amava la band americana sia a coloro che per la prima volta entravano in casa Wilco. Non era facile quindi restare sulla scia di quel bellissimo YHF, bello all'ascolto e forte ed impegnato dal punto di vista lirico e politico. Eppure il nuovo nato, dal titolo ... manco a dirlo, "A ghost is born" sembra sorprendere ancor di più e incuriosire maggiormente l'ascoltatore, soprattutto per un certo tipo di sonorità meno scontate e lineari. "A ghost is born" pare uscire un pò da quel canovaccio cantautorale made in USA, per dar spazio a strutture più complesse, spesso interrotte da suoni elettrici, nevrotici e spigolosi, e da chitarre ruvide che come nei primi lavori della band, entrano all'improvviso come il fatidico "fulmine a ciel sereno", e non è un caso se come co-produttore ci sia Mr. Jim O'Rourke in persona! Nascono così canzoni bellissime e profonde come l'iniziale e singhiozzante "At least...", brano che rispecchia in pieno tutto quanto detto finora, la delicata "Hell is Chrome", la beatlesiana "Hummingbird". Schizofrenico l'incedere serrato di "Spiders", mentre l'ispiratissimo mood di "Theologians", rimanda al Bowie "berlinese". Il tempo si ferma sulla meravigliosa "Wishful Thinking", perfetta canzone d'amore come da tempo non se ne sentono più, che delicatamente sfuma per lasciare spazio agli alti e bassi di "Company in my back". Il disco scivola via piacevolmente fino alle battute conclusive di "The Late Greats",degna chiusura per questo nuovo capitolo targato Wilco. "A ghost is born" è un lavoro che merita attenzione, un disco di belle canzoni, che accontenta sia gli amanti del cantautorato sia gli "sperimetatori", un disco che si fa ascoltare e di cui (purtroppo) si parla timidamente, ma che è destinato ad essere una delle migliori uscite discografiche di questo 2004.
(Photo by: Danny Clinch)
Nazario Graziano
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