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Bastano i quattro accordi di organo e l'attacco vocale della open-track "Next Exit" a farti innamorare di un disco come Antics. Avevamo lasciato gli Interpol immersi tra le lodi del loro bellissimo esordio "Turn on the bright light", disco che lasciò a bocca aperta un pò tutti, arrivando come un fulmine a ciel sereno su di un mercato patinato e dominato dall'inutilità new-metal e che da li a poco, proprio grazie a Paul Banks e soci, avrebbe iniziato a riscoprire la dark-wave anni 80, a prediligere sonorità scure e tenebrose, piuttosto che urlate e rumorose. Mi sono avvicinato con diffidenza ad "Antics", con la paura ed il rischio che anche gli Interpol dopo il boom dell'esordio e il supporto mediatico dovuto all'effetto sorpresa, potessero cadere in un losco tranello e propinarci un disco "falsato" da logiche di mercato, meno genuino, meno scuro e sotterraneo. Invece mi è bastato un ascolto completo dei 10 brani per rendermi conto dello spessore di "Antics" e capire che le mie paure si sono rivelate infondate. "Antics" non scende a compromessi, riprendendo il discorso interrotto da "Turn on the bright light", lasciando ogni nuovo brano avvolto in una nebbia oscura dal sapore maledettamente dark. In questi anni, il quartetto newyorkese ha suonato tanto in giro per il mondo ed una certa maturità sonora la si nota pienamente. Il sound e la cura delle canzoni è sicuramente migliore rispetto agli esordi, così come la struttura dei brani, che appaiono in certi fraseggi persino più orecchiabili rispetto a "Turn on the bright light", evitando di confondere la parola "orecchiabilità" col termine "commercializzazione". "Antics" è un disco solido e robusto, imperniato sulla bellissima voce passionale di Paul Banks, su chitarre e riff mai limpidi al 100% e su ritmiche serrate e nere come la pece. Il giro di "Narc" ha un potere ipnotico, così come la meravigliosa "Take you on a cruise", legata ad un ritornello da manuale, che ti rimane nelle tempie per giornate intere. "Slow Hands", è veloce e tirata, ti spinge quasi a ballare, al contrario del titolo che porta. "Not even jail" è un continuo e serrato crescendo percussivo, mentre le aperture rock di "Public Pervert" mettono da parte per qualche minuto gli umori anni 80, per fare entrare un pò di luce all'interno del disco. Torna il buio col claustrofobico mood di "Lenght of Love", che lascia pian piano posto all'ultima traccia "A time to be so small", episodio conclusivo dall'incedere rallentato. Se c'era bisogno di conferme Antics è di per se una conferma, un disco che migliora per suono e maturità le qualità di casa Interpol e che continua ad abbassare ancor di più la luminosità di quelle luci accese qualche anno fa in "Turn on the bright light" ... e già il titolo era tutto un programma.
Nazario Graziano
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