Ultimo aggiornamento: 04.09.10 ore 19.18
 
 


Nick Cave & the bad seeds
Lui può...
Abattoir blues / The lyre of Orpheus (Mute/Emi - 2004)

Una miniera inesauribile. Nick Cave è tutto questo. Trasforma in oro tutto ciò che tocca e quando sente che qualcuno dei suoi instancabili sostenitori, storce un po’ il muso per qualcosa non riuscito alla perfezione, basta fargli girare le maniche alla camicia e in meno di un anno dal ultimo “Nocturama”, esce con un lavoro doppio nuovo di zecca. Chi lo vuole in maniera grezza, chi lo vuole assuefatto da ballate strappa anima, il caro Nick esaudisce i desideri di tutti. Lui può, lui lo sa fare. “Abattoir blues” e “The lyre of Orpheus” i titoli dei due dischetti raccolti in una sola scatola, diversi e uguali tra di loro, perfetti sino all’inverosimile. Certo per chi vi parla, Cave potrebbe anche musicare “la vispa Teresa” definendolo concitatamente ennesimo capolavoro, e contraddire questa mia teoria dubito che possa risultare impresa atta a chiunque. “Abattoir blues” è un pugno che colpisce in pieno la parte più aggressiva del songwiters australiano; bastano dieci secondi di “Get ready for love”, brano che apre questa prima session, per capire subito che aria tiri. E credo che poi sia del tutto normale allungare lo sguardo verso la propria bacheca di dischi e ricercare tra la pila di album, qualcosa dello stesso che aveva come titolo nientedimeno che “From her to eternity” , ascoltando al numero tre “Hiding all away”. A questo punto sul piatto c’è un ricchezza inestimabile e lui ha gia calato un scala reale da far diventare verde dalla rabbia anche un santo. Liquide chiaroscure visioni si susseguono in maniera divina, “Cannibals himn”, “Messiah ward” , “There she goes, my …” sino ad arrivare a quello che è il primo singolo dell’opera “Nature boy” (trovate il video sul sito ufficiale), variegata miscela e sintesi perfetta, per definire un quasi cinquantenne che non ha nessuna voglia di divenire clone di se stesso. Questo è solo il primo album. “The lyre of Orpheus” si apre con un blues stravolto alla sua maniera che porta lo stesso titolo; digrignando i denti Cave spegna la luce e ti guida in complessi labirinti, dove l’unica cosa certa è quella di incontrare tormento per dolci sogni o orripilanti incubi. Poi tutto si sopisce con ” Breathless”, forse uno dei pezzi più folk del suo repertorio, tornando alfiere del piano con “Babe, you turn me on” e la seguente “Easy money”. Sei quasi esausto da tanto dolce sentire, quanto ti imbatti nelle due deliziose tracce finali “Carry me” e “O children”, alla cui conclusione riesci a farti solo un’unica domanda: ma dove le aveva nascoste tutte queste cose? Accompagnato dai fedelissimi ed encomiabili “Bad seeds”, punto fermo della sua carriera dal primo sino a questo ultimo album” (con la sola defezione definitiva nella formazione di Blixa Bargeld) definire questo lavoro monumentale è davvero ridicolo. Certo non piacerà a molti e soprattutto a chi Cave non lo ha mai digerito, ma chissà quanti altri estimatori (dalle centinaia di musicisti che ne esaltano forma e sostanza sino ad arrivare a fan mai paghi e abituati con guanti bianchi) continuerà a procurarsi con il passare del tempo, soprattutto restando semplicemente strepitoso.

Luciano Mastrocola


Link correlato: www.nickcaveandthebadseeds.com


 
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