Vi ricordate del cubo di Rubik? Sì, parlo proprio di quel famigerato rompicapo che lungo gli anni Ottanta ha fatto impazzire una generazione intera impegnata a far ruotare gli spigoli di un cubetto di plastica in modo da spostare i singoli quadratini componenti il solido per andare a completare sei facciate di altrettanti colori.
Nella disperata ricerca della soluzione c’è chi ha dato sfoggio di bravura partecipando a campionati di velocità, chi non si è rassegnato facilmente e ha raggiunto gli anni Novanta con il cubo ancora in mano per poter alla fine urlare “Ce l’ho fatta!”, e chi infine ha vilmente risolto il problema staccando e sostituendo gli adesivi colorati sui vari quadratini del cubo, così da ottenere le sei facciate ciascuna di un unico colore senza troppa fatica…..
Personalmente ho fatto solo pochi inutili tentativi di vincere la sfida lanciata dal signor Rubik, perché all’epoca - avevo dieci anni o giù di lì - quell’arrovellarsi intorno al cubo e al suo mistero mi sembrava un’esperienza fonte di infinite frustrazioni, quasi lo specchio di una mia congenita inettitudine…. insomma, per evitare di perdere tutta insieme la mia autostima, accantonai ben presto il cubo di Rubik per dedicarmi ad altro tipo di passatempi in grado di non danneggiare troppo il mio amor proprio.
Cosa cazzo c’entra il cubo di Rubik con i Treperzero, mi chiederete giustamente voi a questo punto? Beh, in qualche modo c’entra, perché se anche voi vi siete scervellati con quel rompicapo ed appartenete alla categoria di coloro che non hanno mai avuto la soddisfazione di portare a compimento le sei facciate del cubo (se non staccando gli adesivi…) allora capirete in pieno quella insoddisfazione che si provava quando si era lì ad un passo dalla soluzione ma….: ecco, le facciate sono quasi complete, mi basta ruotare in questo senso e porto l’ultimo quadratino giallo nella facciata gialla e quei due verdi nella facciata verd…… no, adesso ho un quadratino bianco e uno blu nella facciata rossa, per cui devo spostare……. No no, la facciata verde adesso va rifatta da capo, in compenso ho quasi finito quella bianca… ma cosa ci fa lì quel quadratino blu? …e così all’infinito, senza mai venirne a capo, ma anzi andando costantemente a peggiorare le cose (il cubo di Rubik come metafora pessimistica della vita?).
Ecco, vengo al dunque: quella frustrazione dovuta all’incapacità di comprendere il passaggio mancante, è la stessa che ho provato ascoltando questo lavoro autoprodotto dei campani Treperzero e poi cercando (senza riuscirci) di trovare la definizione giusta per scrivere le 5-6 frasi utili alla mia recensione…… [traccia n.1: “Fruscio”] : certo, suonano un rock chitarristico con l’inserimento di elementi elettronici…. [traccia 2: “Giullare”] : …no aspetta: i riferimenti new wave sposano liriche in italiano stranianti e….. [traccia 3: “Di lei”] : ….ma si aprono possibili scenari di prog evoluto che…. [traccia 4: “Malerba”] : ….e quel substrato cantautorale intelligentemente rivisto e stravolto…. [traccia 5: “3x0”] : …………e adesso?? Cosa dire dei Treperzero? Originali ma dispersivi? Bravi ma con margini di miglioramento? Schizzati ma comunque fedeli a certi schemi consolidati? Maturi ma incompiuti? O forse ancora un po’ immaturi ma certo non superficiali?…….?……..Io ci rinuncio…. Risolviamola così: voi contattate i Treperzero (3x0@libero.it), vi fate spedire una copia del demo e poi mi mandate la vostra recensione……… e se qualcuno di voi mi sa spiegare come si risolveva quel maledetto cubo di Rubik…..
Guido Gambacorta
Link correlato:
www.3x0.it