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Dischi come questo "La Maison De Mon Rève" delle Cocorosie sono i classici dischi "da folgorazione", anzi sarebbe meglio dire "da bendizione"! Due sorelle Sierra e Bianca Casady, separatesi da ragazzine per seguire vite diverse, si ritrovano casualmente (?) a distanza di molti anni in un appartamentino di Parigi a scrivere canzoni e ad inventarsi il progetto Cocorosie. Tutta questa storia aggiunge un tocco di poesia ad un lavoro già di per se strepitoso ed incantevole, forse proprio per la sua estrema semplicità ed innocenza. Mi sono bastati 5 secondi dell’ iniziale "Terrible Angels", per capire che questo disco avrebbe girato a lungo (anche la notte) nel mio lettore CD. Sierra alla chitarra incanta con un arpeggio ammaliante mentre la sorellina Bianca accompagna il tutto con .... l’ "Allegro chirurgo" (si si, avete capito bene, proprio il giochino col quale da bambini abbiamo passato interi pomeriggi !!!!!), stando seduta su un letto che ogni tanto cigola. Un disco che sorprende sempre più ad ogni ascolto e mi stende ad ogni brano. Due voci fantastiche (cresciute tra gospel, spiritual, e brani a cappella, rinunciando ad un futuro sicuro e luminoso come cantanti d’opera), canzoni d’altri tempi affogate nel folk, volutamente sporche, istintivamente geniali. Un monumento al Lo-Fi più "Lo" che possiate immaginare, una serie di "perle sonore" bizzare ed innocenti, da ascoltare, ascoltare e riascoltare, per scoprire sempre più quante siano le cose nascoste dietro ogni singolo brano del disco. "Jesus love me" è Janis Joplin ubriaca che canta un vecchio folk con Patty Smith che fa rumore e ritmo con le monetine, "Good Friday" ammalia per la sua delicatezza e sorprende per il bollitore sul fuoco che sbuffa e fa da tappeto sonoro, come fosse un synth. "Not for sale" sembra un gospel registrato in una chiesa di Harlem con un microfono di plastica da 5 euro, mentre "Thaiti Rain Song" è pioggia reale, con una finestra aperta durante un temporale e una radiolina rotta che manda suoni gracchianti di stampo orientale. Dopo i fruscii e le delicate note di piano che riempiono "Candy Land" tocca al puro delirio non-sense di "Butterscotch" e "West side", quest’ultima ricca di suoni di flipper e robot giocattolo. Sprazzi di elettronica sgangherata in "Haitian Love Song", prima dei saluti finali affidati alla delicatezza disarmante di "Lyla".... e al solito letto che cigola. Non è un disco "La Maison De Mon Rève", ma un universo. Un mondo bellissimo e contadditorio, in cui gli opposti si fondono, in cui la purezza di due voci perfette è continuamente e volutamente "sporcata" da rumori. Un caldo abbraccio e una partenza improvvisa, un continuo lasciarsi per poi ritrovarsi, un pò come da sempre accade alle sorelline Sierra e Bianca.
Nazario Graziano
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