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Quando si parla di gruppi rock di colore il riferimento principale va fatto ai Living Colour. In realtà, invece, nei primi anni 90 erano molte le band che pullulavano e popolavano l’underground mondiale. Tra queste possiamo tranquillamente citare gruppi come i Fishbone o i 24-7 Spyz che non hanno avuto grandissima fortuna. Sono proprio quest’ultimi, a distanza di dieci anni dal loro scioglimento, a ripresentarsi con un disco di grande impatto quale “Face the day”. I due terzi dell’organico sono rimasti invariati. Alla voce e chitarra c’è sempre Jimi Hazel, così come al basso si trova il fedele Rick Scatore. I due sono affiancati dal batterista Tobias Ralph. La prima parte del cd è di grande impatto. Le chitarre, molto moderne nei suoni, sono pesantissime, mentre le armonie vocali sono quelle che rendono, allo stesso tempo, canzoni come “Soulsucker”, “Waiting for the sun” irresistibili per le loro melodie. Stesso discorso va fatto per “Ride to nowhere” in cui gli Spyz appaiono al massimo della forma. Quando i toni rallentano e viene fuori l’anima blues e soul del trio, allora il songwriting sale in maniera esponenziale. “Faithless” e “Angel” sono delle vere e proprie perle che innalzano la caratura dell’intero lavoro. Nel finale, oltre a due cover quali “Stand” e “Bad Reputation”, c’è un omaggio ai Fishbone d’annata che fa chiudere sapientemente il cerchio. Insomma, gli Spyz sono tornati con un disco davvero soddisfacente che guarda al passato, ma strizza gli occhi anche al presente ed al futuro. La speranza è che qualcuno si accorga finalmente di loro.
Francesco Brunale
Link correlato:
www.24-7spyz.com