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Pare che questo disco sia nato così, quasi per caso, dopo un concerto acustico della Juniper Band: il gruppo bolognese ci prova gusto e decide di entrare in studio con un organico allargato (Mariagiulia Degli Amori alla voce, Lele Montanarella alla chitarra) e con materiale comprendente una manciata di vecchi pezzi totalmente riarrangiati più due canzoni inedite (“Borders of love” e “Our beautiful land”) ed un paio di covers (“When you dance I can really love” di Neil Young e “World war pigs” di Julian Cope). A quel punto ci troviamo di fronte non più alla Juniper Band ma ad una nuova creatura, affascinata da fragranti melodie elettriche, da pastose atmosfere folk-rock e da dolci duetti rievocanti il song-writing dei Low e dei L’Altra. La genuinità e la bontà dell’operazione è tutta concentrata in questa raccolta di 11 brani… Volete qualche esempio? Prendete “Gemini”, splendida cavalcata western su un destriero di nome Calexico e vento morriconiano nei capelli, oppure “Every hour wounds, last one kills”, con i suoi angoli d’ombra e i suoi lampi di luce; o ancora l’avvolgente “To the glow”, sulla scia di un violino malinconico; o “Tweedle”, dove le note di piano fanno da scenografia al racconto affidato alle voci di Francesco Begnoni e Mariagiulia Degli Amori.
Gli You Should Play In A Band ci tengono ad autopresentarsi come una nuova realtà destinata ad avere un futuro e non come un momentaneo side-project della Juniper Band… Dopo questo esordio molto promettente, attendiamo con fiducia le prossime mosse.
Guido Gambacorta
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