Ultimo aggiornamento: 01.09.10 ore 19.35
 
 


Bancale
La desolazione etica della provincia italiana


“Il mattino ti sveglia ed è già tremendo / alzati anche se è stata una notte sull’inferno / l’anima registra e riproduce sempre il peggio / che ti abitua a sette e mezza di mal di testa / di caffellate fermo e freddo nello sterno / è il colore delle pozzanghere che sull'asfalto ti aspettano / ma non puoi fermarti perché tu produci / anzi / coproduci."
...
"e all'improvviso ti fermi e non senti neanche i clacson / il cielo piove ed è il tuo pianto come un masso che ti trascina dal marciapiede al ponte / sono le nove e sotto un fiume scorre cercando proprio la tua altezza / pensare ai bilanci non ti servirebbe / ora sciogli i tuoi lacci e compi la tua scelta / non è vero che non produci / hai capito solo ora che / coproduci."

Un ep di debutto folgorante, dove il blues randagio di Ry Cooder viene scandito dalle percussioni industriali degli Einstürzende Neubauten e, a fare da sfondo, non c’è né la Berlino del Muro né tanto meno il Texas filmato da Wim Wenders, ma piuttosto la desolazione etica della provincia italiana.
5 tracce essenziali – dirette all’essenza delle cose, e delle quali non potevamo fare a meno - che forgiano parole, demoliscono la retorica da telegiornale, scolpiscono significati. E ti inchiodano lì, al tuo “fiero e rabbioso esistere di sopportazione e limite”.
Luca Barachetti, Alessandro Rossi e Fabrizio Colombi rispondono alle nostre domande.



(COMINT) Quando e come è nato il progetto Bancale?

(LUCA) Bancale è nato nel settembre del 2006, da parte mia e di Alessandro, dopo la scoperta e l’ascolto di alcuni gruppi che lavoravano sul blues e sul folk in una certa direzione, e anche dall’esigenza di raccontare musicalmente ciò che vedevamo intorno a noi, ovvero la provincia di Bergamo, come luogo politico-sociale ma anche esistenziale. Da qui l’interesse verso il riutilizzo sonoro di certi materiali da lavoro come le lamiere, non scordando la lezione di chi a Bergamo come a Berlino prima di noi ha detto la sua in materia. A tal proposito l’incontro con Fabrizio è stato fondamentale: con la sua entrata nel gruppo, e dopo qualche mese di rodaggio, è nato il progetto vero e proprio.
(FABRIZIO) A volte succede che anche in contesti penosi come uno squallido posto di lavoro condiviso possano generarsi forme di umanità consapevole e coltivata, che ovviamente spazza via il subìto per lasciare spazio al ricercato.



(COMINT) Siete voi stessi ad ammettere senza imbarazzi l’influenza che Madrigali Magri e Bachi da Pietra hanno avuto su di voi specie per quanto riguarda un certo tipo di ricerca sull’interpretazione vocale. Non temete che l’ovvio paragone con le creature di Succi possa marchiarvi a vita, rendendo più arduo cogliere/apprezzare il senso della vostra unicità?

(ALESSANDRO) Ovviamente non lo temiamo, e se ciò accadrà vorrà dire che in parte abbiamo fallito. Comunque è normale citare le proprie influenze, infatti vicino ai nomi che citi noi ne mettiamo anche altri che, a mio parere, sono ben più evidenti nella “musica” dei Bancale. Prendi “Corteccia”, non vedo ombra dei gruppi sopra nominati, ma di altro semmai, premettendo che i pezzi non li scriviamo con il canzoniere accanto. Ognuno si porta dietro i propri ascolti (e i nostri guardano soprattutto fuori dai confini italiani dove non sarebbe così provinciale e superficiale il paragone tra i gruppi) e le proprie esperienze musicali e per quanto mi riguarda ci sono quindici anni di musica prima di questo progetto. Concludo dicendo che l'unicità dei Bancale è posto in evidenza sul nastro trasportatore della musica per chi vuole e ha la sensibilità per coglierla. In ogni caso tiriamo dritto per la nostra linea di produzione.
(LUCA) Appunto perché ovvio non lo temiamo. Madrigali e Bachi il punto di partenza da cui sviluppare un discorso nostro e personale. Chi non lo ritiene tale è solo e semplicemente perché o in materia conosce unicamente i Madrigali Magri e i Bachi da Pietra – e, ancor più grave, li conosce pure male – o accetta per comodità e senza dimostrarlo nei fatti che un utilizzo simile della voce predisponga da parte nostra un lavoro di carta carbone anche su tutto il resto. Ragionamento che applicato, ad esempio per quanto riguarda lo stile di scrittura, ad uno come Dylan e alle sue centinaia di discendenze trancerebbe in modo definitivo il novantanove per certo del cantautorato americano (e non solo) degli ultimi quarant’anni e in parte lo stesso Dylan nei confronti di Woody Guthrie. Ma capisci anche tu che superficialità musicale o comodità intellettuale non sono esattamente i modi più convenienti per approcciarsi a ciò che facciamo.
(FABRIZIO) Oddio, essere marchiato perché Luca borbotta come Succi... vabbè dai, ci sta. Poi?



(COMINT) Una domanda per Luca. Ambiguità semantiche, chirurgica scansione del ritmo, essiccamento dei versi: come procedi solitamente nella stesura dei tuoi testi? Hai qualche referente letterario nei confronti del quale nutri debiti di forma/sostanza?

(LUCA) Molto semplice: mi metto lì e scrivo. Un tempo, diciamo così, aspettavo l’ispirazione, nel senso che attendevo “il momento” per poi stenderlo immediatamente sulla pagina. Oggi non ho tempo ne possibilità di fare così, quindi raduno in testa idee, immagini, spunti e quando ho tempo li combino in un qualcosa che poi con un lungo lavoro di artigianato sul significato delle parole e sui suoni, che di solito dura qualche mese, diventa un testo. Tengo a precisare però che i mesi che servono a definire un testo non li passo con il testo davanti ma a debita distanza, riguardandolo solo ogni dieci-quindici giorni e soprattutto pensandolo senza il foglio sotto gli occhi. Solo allontanandomi da ciò che scrivo riesco a capire se ha senso e valore. Per quanto riguarda le influenze mischio forma e sostanza, premetto che ogni lettura è un debito (ma purtroppo a volte anche un credito), e dico di prima botta Pavese, Pasolini, Sanguineti, McCarthy, Pessoa, Galimberti e la Bibbia. Ma non pensare che la chitarra e la batteria non subiscano influenze da alcuni dei nomi che ho citato o da altri di non-musicisti.



(COMINT) A cosa è dovuta la dedica a Clint Eastwood in calce a “Crinale”?

(LUCA) La visione del film “Gli spietati” ha ispirato il testo. A parte ciò Eastwood, come ogni persona che invecchia con cognizione, ha cominciato da qualche tempo nei suoi film a fare i conti con le uniche cose che contano veramente: il dolore, la morte e tutto ciò che ad essi è collegato. In una parola la Fine, che credo sia il termine portante di ogni canzone dei Bancale. La Fine di un amore, di una vita, di un sistema politico-economico.



(COMINT) Nel passaggio dalla copro-duzione al co(pro)nsumo, che trattamento subisce il desiderio?

(LUCA) Il desiderio viene incanalato secondo i dettami del sistema coproduzione-coproconsumo e a sua volta incanala chi subisce questo sistema. Produciamo merda, ovvero cose inutili e di scarto, che desideriamo per induzione da parte della pubblicità ma anche da parte di chi ci sta attorno, per i quali non si esiste se non si possiede tutta una determinata e precisa serie di cose. Inutile dire che la merda non nutre, essendo scarto di ciò che sfama veramente. Il problema è quando ci si accorge di ciò e si è costretti a dare un senso maggiore e più efficace alla propria vita. Non sempre si ha la forza.
(ALESSANDRO) Il desiderio subisce inevitabilmente un (mal)trattamento deviante. Pensiamo di desiderare qualcosa, ma non sempre è così. Molto spesso è una proiezione di quello che i modelli di riferimento sono ed esprimono che dà forma nostro desiderio. Inutile descriverli questi modelli di riferimento.
(FABRIZIO) In realtà lo sterco se abilmente maneggiato può dare ottimi frutti, e a questo serve il desiderio. Purtroppo in un processo di costante deresponsabilizzazione ovattata abbiamo preso a delegare ad altri anche i nostri desideri, che compriamo preconfezionati in base a una tassonomia sociale che sa di marketing e non più di aggregazione.



(COMINT) A quando un disco sulla lunga distanza? Avete già del nuovo materiale nel cassetto?

(ALESSANDRO) Stiamo pensando di registrare un disco nuovo entro l'anno. Abbiamo del nuovo materiale che già proponiamo live e parte di questi brani potrebbero far parte di un nuovo disco; una decina di brani con nuove sonorità e qualche legno e metallo in più.
(FABRIZIO) Nella prossima registrazione vorremmo concentrarci maggiormente sulla produzione, non tanto dal punto di vista del mix quanto piuttosto a monte, in fase di ripresa ambientale. Ci affascina l'idea di catturare in questa fase il maggior numero di sfumature possibili, così da limitare al minimo l'intervento artificioso nel resto della produzione.



Queste le prossime date live del trio:
29 maggio (ore 22.00) @ CSA Pacì Paciana, Bergamo
19 giugno (ore 22.00) @ Locanda Penna Bianca, Fano (PU)
20 giugno (ore 22.00) @ Arci Valverde, Forlì
11 luglio (ore 20.00) @ Serio Rock Festival, Cologno al Serio (BG)



a cura di Guido Gambacorta


Link correlato: www.ilbancale.com


 
ARCHIVIO INTERVISTE
 
 
 
© 2008 comunicazioneinterna.it | powered by nitro